Michael Leser Johnson recensisce l’lp W.A.MOZART Charles Rosen piano

Michael Leser Johnson recensisce l’lp W.A.MOZART Charles Rosen piano

E’ con grande piacere che vi comunico l’uscita di un importante articolo relativo all’ LP 126 W.A.MOZART Charles Rosen piano a firma di Michael Johnson pubblicato dall’editore americano Michael Fremer nel sito Analog Planet. Michael Fremer è il leggendario giornalista della rivista Stereophile, senior contributing editor.

Leggi qui l’articolo originale:
https://www.analogplanet.com/content/wolfgang-amadeus-mozart-piano-music

Se di tuo interesse puoi acquistare il Vinile su:
https://foneshop.it/it/vinili/364-wolfgang-amadeus-mozart-piano-music-charles-rosen-piano.html

Di seguito la traduzione dell’articolo

Nel corso degli ultimi 40 anni, l’etichetta fonè di Giulio Cesare Ricci produce “a lenta lievitazione” registrazioni limitate audiophile “one stage” (lo stesso processo basico dello one-step di MoFi) usando una catena interamente analogica.
Queste registrazioni “Pallas-pressed” di classica, jazz e altri generi di musica acustica sono limitate a 496 copie ciascuna. Perché proprio 496? Perché Ricci è affezionato ai numeri, tutto qui. fonè è per Ricci chiaramente un lavoro di passione e amore dal momento che egli non solo gestisce l’etichetta ma presta la sua opera come ingegnere per la registrazione e la masterizzazione. Questa particolare versione con protagonista il defunto pianista americano Charles Rosen venne registrata nel centro Italia, nello storico Giardino della Ninfa all’interno della sala musica Caetani con microfoni a valvole Neumann su nastri da un quarto di pollice nell’ottobre del 2001.
Tuttavia, non s’è trovato modo di farlo uscire fino all’estate scorsa. Rosen purtroppo era morto nel 2012, e questa registrazione da solista all’età di 74 anni sembra essere una delle ultime nella sua ricca discografia. Rosen era celebrato nel XX secolo sia come pianista da concerto che come musicologo, i cui scritti vennero pubblicati sia sulla stampa pubblica che su riviste accademiche. In particolare, i suoi scritti sullo “stile di esecuzione classico” hanno rilevanza per questo particolare disco.
Ho sempre sostenuto l’opinione che il cuore della musica di Mozart risiedesse principalmente nella sua musica per pianoforte e nelle sue opere. Le sue sinfonie e i concerti sono ovviamente divini, ma è in opere come queste sonate, o nelle arie, che risiede veramente il carattere di Mozart, il suo umorismo, la sua saggezza, la sua bellezza espressiva. Le due sonate presentate qui, KV 310 in La minore e KV 331 in La maggiore sono due tra le più raffinate, e l’inclusa Allemanda dalla Suite incompiuta KV 399, è un splendido regalo. Molti lettori riconosceranno la sonata in La maggiore per il movimento finale “Alla Turca”.
L’esecuzione di Rosen è profondamente pensierosa, e forse un po’ intima. Non vi si troverà qui alcuno sfarzo o ostentazione eccessiva alla Yuja Wang; i tempi sono misurati e le linee melodiche sono eseguite con cura e grazia. Rosen esegue con il giusto e corretto tempo l’Allegretto “Alla Turca”, che rinfresca la memoria, data la recente tendenza a spingere il movimento verso un impetuoso presto. Occorre osservare comunque che il pianista ha 74 anni e la sua esecuzione non si deve verosimilmente agli standard della sua carriera precedente. La mano sinistra spesso è un po’ più lenta e stenta a raggiungere la destra e talvolta i finali delle frasi terminano senza la cura con cui sono iniziati. Una cosa che mi ha fatto sobbalzare è il modo in cui Rosen è capace di raffigurare la grande forma universale della musica, segno che egli davvero comprende la struttura formale che Mozart impiega.
Il suono di questa registrazione AAA è fantasticamente trasparente e cattura l’unico timbro della scelta affascinante dello strumento: un grand-piano Bechstein del 1884. Infatti, è lo stesso piano che Franz Liszt usò durante il suo ultimo tour in Italia. Gli ascoltatori abituati al suono di un più moderno piano Steinway o Bosendorfer potrebbero trovare questo piano un po’ difficile da ascoltare; è un po’ più secco nel tono e non possiede parte del calore e della risonanza del registro basso che orecchie moderne sono abituate ad ascoltare. L’effetto è qualcosa di unico, e l’ascoltatore non solo è chiamato a condividere l’immagine del piano che lo introduce nello “spazio” insieme al musicista, ma al suono di uno strumento storico che pochi di noi hanno mai ascoltato di persona.
Questa registrazione presenta l’opportunità per l’ascoltatore di sedersi in un recital intimo con uno degli artisti e studiosi più leggendari del XX secolo. Queste performance dal repertorio fondamentale di Mozart sono pensose, graziose e ci offrono qualcosa che “va oltre il percorso esausto” delle registrazioni più mainstream. Il fatto che possiamo ascoltare tale performance profondamente personale attraverso un suono analogico tridimensionale è un regalo speciale per questi tempi così solitari.

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